mercoledì 3 maggio 2017

LINK



THAILANDIA: TURBOLENZA ESTREMA SU VOLO AEROFLOT ...27 FERITI A BORDO
https://www.youtube.com/watch?v=XExXYKwa6PA


https://www.youtube.com/watch?v=IKGM3yXKMWI
https://www.davidicke.com/…/
tear-gas-molotov-cocktails-cent…


Le Pen in netta rimonta: attenti al duello tv di stasera. Tutto è possibile



E’ il dibattito televisivo che deciderà l’elezione presidenziale. Di solito un singolo evento non basta a determinare l’esito di una campagna elettorale ma in Francia, dove vige il ballottaggio, sì. Accadde nel 2007 quando Nicolas Sarkozy convinse gli ultimi indecisi mostrandosi più presidenziale di Ségolène Royal e cinque anni fa quando Hollande respinse gli assalti di un Sarkozy troppo nervoso.

Come arrivano Marine Le Pen ed Emmanuel Macron al confronto di questa sera? Il candidato di “En marche!” resta favorito ma in un contesto di grande nervosismo e di crescente preoccupazione. La campagna della Le Pen è stata molto più efficace e i sondaggi, infatti, l’hanno premiata: ha guadagnato 5 punti percentuali, quanti ne ha persi Macron. Il distacco resta notevole, 59% a 41%, ma molto inferiore al 64%-36% di dieci giorni fa. E la matematica dimostra che Marine può ancora vincere.

Come? Convincendo il maggior numero possibile di elettori di centrodestra a votare per lei e confidando nell’astensione del popolo della sinistra. Attenzione: è il quadro che si sta delineando in queste ore.

Stringendo un accordo con Nicolas Dupont-Aignan la Le Pen ha messo a segno un colpo magistrale, perchè Dupont-Aignan, che a sua volta era candidato al primo turno, è un gollista della prima ora, un conservatore rispettabile, che non ha nulla a che fare con il Fronte Nazionale. E che al primo turno aveva ottenuto il 5% dei consensi. Dichiarando sin d’ora che sarà lui il primo ministro qualora venisse eletta, Marine lancia un messaggio formidabile alla piccola e media borghesia della provincia francese, che da sempre è decisiva alle presidenziale. Subliminalmente dice: visto? Io non sono l’estremista descritta dai media ma sono diventata una neogollista. Se si fida Dupont-Aignan potete fidarvi anche voi. E la gaffe dei passaggi del discorso copiati da quello di Fillon in realtà non solo non la danneggia ma rafforza il messaggio.

A sinistra il sondaggio tra il popolo di Mélenchon (19,5% al primo turno!) ha dato l’esito sperato dalla Le Pen: solo un terzo degli “Insoumis” voterà per Macron, i restanti due terzi si asterranno o voteranno scheda bianca. E bisogna considerare come una parte degli elettori dell’estrema sinistra, soprattutto nelle zone più degradate, voterà comunque per la Le Pen, anche se non lo ammetterà mai pubblicamente.

E che la vittoria di Macron non sia scontata lo dimostra la gaffe di ieri quando ha minacciato di abbandonare lo studio televisivo questa sera se si accorgerà di servire da “punching-ball” alla Le Pen. Un leader sicuro della vittoria non contempla nemmeno questa ipotesi, che peraltro sarebbe disastrosa per la sua immagine presidenziale, uno che ha paura di perdere allo sprint finale sì.

Marine può vincere se l’affluenza alle urne scende nettamente rispetto al primo turno e se l’elettorato moderato abbandona almeno in parte Macron, considerando che quello dell’estrema sinistra lo ha già lasciato.

Ecco perchè questa sera i due candidati si giocano il tutto per tutto. Se Marine Le Pen dovesse vincerlo nettamente, la forchetta potrebbe ridursi a pochi punti percentuali e la “rimonta impossibile” sarebbe a portata di mano.


https://www.youtube.com/watch?v=Qatq5ir4rK4

Paolo Franceschetti a Resana : Manipolazione religiosa e spiritualità. 3.04.'16
Claudio Nalesso

https://www.youtube.com/watch?v=xD6_M2yGRPc








L’ESSENZA DEL PIANO KALERGI

Nel suo libro «Praktischer Idealismus», Kalergi dichiara che gli abitanti dei futuri “Stati Uniti d’Europa” non saranno i popoli originali del Vecchio continente, bensì una sorta di subumanità resa bestiale dalla mescolanza razziale.

Egli afferma senza mezzi termini che è necessario incrociare i popoli europei con razze asiatiche e di colore, per creare un gregge multietnico senza qualità e facilmente dominabile dall’elite al potere. «L’uomo del futuro sarà di sangue misto.

La razza futura eurasiatica-negroide, estremamente simile agli antichi egiziani, sostituirà la molteplicità dei popoli, con una molteplicità di personalità».

Kalergi, Praktischer Idealismus [nbnote] Ecco come Gerd Honsik descrive l’essenza del Piano Kalergi

Kalergi proclama l’abolizione del diritto di autodeterminazione dei popoli e, successivamente, l’eliminazione delle nazioni per mezzo dei movimenti etnici separatisti o l’immigrazione allogena di massa.

Affinchè l’Europa sia dominabile dall‘elite, pretende di trasformare i popoli omogenei in una razza mescolata di bianchi, negri e asiatici. A questi meticci egli attribuisce crudeltà, infedeltà e altre caratteristiche che, secondo lui, devono essere create coscientemente perché sono indispensabili per conseguire la superiorità dell‘elite.

Eliminando per prima la democrazia, ossia il governo del popolo, e poi il popolo medesimo attraverso la mescolanza razziale, la razza bianca deve essere sostituita da una razza meticcia facilmente dominabile.

Abolendo il principio dell’uguaglianza di tutti davanti alla legge e evitando qualunque critica alle minoranze con leggi straordinarie che le proteggano, si riuscirà a reprimere la massa. I politici del suo tempo diedero ascolto a Kalergi, le potenze occidentali si basarono sul suo piano e le banche, la stampa e i servizi segreti americani finanziarono i suoi progetti.

I capi della politica europea sanno bene che è lui l’autore di questa Europa che si dirige a Bruxelles e a Maastricht. Kalergi, sconosciuto all’opinione pubblica, nelle classi di storia e tra i deputati è considerato come il padre di Maastricht e del multiculturalismo.

La novità del suo piano non è che accetta il genocidio come mezzo per raggiungere il potere, ma che pretende creare dei subumani, i quali grazie alle loro caratteristiche negative come l’incapacità e l’instabilità, garantiscano la tolleranza e l’accettazione di quella “razza nobile”.



Abbattiamo la Frode Bancaria e il Signoraggio



La stazione di Milano era monumento della magnificenza italiana.
L'odierna élite l'ha trasformata in cacatoio di selvaggi.
Che sia maledetta.

tramite il sofista

L


DATI UFFICIALI DEI FALLIMENTI IN ITALIA ; TERRIFICANTI

Posted: 02 May 2017 12:22 AM PDT
DATI UFFICIALI DEI FALLIMENTI IN ITALIA NEL 1° TRIMESTRE 2017: SONO TERRIFICANTI, 2 FALLIMENTI OGNI ORA, +36% DAL 2009

mercoledì 26 aprile 2017


Fallimenti delle imprese italiane, numeri da spavento. Nei primi tre mesi del 2017 sono state infatti 2.998 le aziende italiane che hanno portato i libri in tribunale, il 16,8% in meno rispetto ad un anno fa, il 20,2% rispetto al 2015, il 20,3% rispetto al 2014. Buoni numeri? No: i fallimenti segnano nel primo trimestre del 2017 un +36% rispetto il 2009, inizio della catstrofe economica italiana.

Giusto per capire le dimensioni attuali del disastro produttivo italiano bisogna considerare che nel nostro Paese complessivamente, nel primo trimestre di quest'anno, sono fallite in media 47 imprese al giorno, circa 2 ogni ora. Sabati, domeniche e festività incluse. Giorno e notte.

Malgrado il progressivo ripiegamento del fenomeno va sottolineato come il numero dei fallimenti registrati risulti decisamente più elevato rispetto al 2009, quando la crisi strutturale dell'eurozona esplose.

Rispetto il 2009, quando i fallimenti erano 2.200, i fallimenti registrano un + 36,3%. Questi dati sconfortanti oltre che terrificanti emergono dall'ultimo aggiornamento dell'analisi dei fallimenti in Italia realizzato da Cribis. Per Marco Preti, ad di Cribis "i dati emersi parlano chiaro. Se paragoniamo i dati di fine marzo 2017 con quelli del 2016 emerge infatti una diminuzione del 16,8% del numero dei fallimenti. Percentuale che sale al 20,3% se paragonata a fine 2014, ma nonostante queste buone notizie il confronto con il 2009 rimane ancora critico. Dal 2009 ad oggi infatti la percentuale dei fallimenti è cresciuta del 36,3%, e del 10,9% rispetto al 2010. Rimane ancora critica la situazione del commercio, uno dei settori più strategici ma anche più colpito: nei primi tre mesi del 2017 ha visto fallire 1.020 imprese. Meglio invece - si fa per dire - lo stato di salute del settore dei servizi con 210 casi".

La distribuzione sul territorio nazionale dei fallimenti - ricordiamo ancora che i dati si riferiscono solo al 1° trimestre 2017 - è correlata alla densità di imprese attive nelle diverse aree del Paese. La Lombardia, con 641 casi e una incidenza sul totale Italia del 21,4%, si conferma la regione con il maggior numero di fallimenti nel 1° trimestre di quest'anno. Dal 2009 ad oggi si contano 22.883 imprese lombarde fallite, un numero che dire impressionante è davvero poco.

La seconda regione più colpita - sempre nel 1° trimestre 2017 - è stata il Lazio, con 386 casi e un'incidenza sul totale Italia del 12,9%, seguita dalla Campania, con 275 casi e relativa incidenza del 9,2%. Nelle prime dieci posizioni della graduatoria si trovano anche il Veneto (con 261 fallimenti), la Toscana (242), l'Emilia Romagna (205), il Piemonte (173), la Sicilia (164), la Puglia (148) e le Marche (84).

Entrando maggiormente nel dettaglio, dall'analisi emerge che il settore che nel corso del 2017 ha fatto registrare il maggior numero di casi è stato, ancora una volta, quello del commercio, con 1.020 fallimenti. Seguono il comparto dell'industria (con 759 casi complessivi), l'edilizia (611) e i servizi (210). Tutti i restanti settori hanno fatto complessivamente registrare 398 casi.

I dati evidenziano che l'economia italiana continua ad affondare. E che nè i tassi di interesse portati a zero dalla Bce nè la caduta dell'euro nei cambi, svalutato del 20% nel 2015 rispetto dollaro e franco svizzero, hanno portato benefici, anzi, hanno continuato ad aggravare la situazione.

Redazione
tamite _maria doss

Nessun commento:

Posta un commento