venerdì 24 marzo 2017

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*SINDACO CANADESE RIFIUTA DI RIMUOVERE LA CARNE DI MAIALE DALLA  MENSA
SCOLASTICA e spiega il perché*.

I genitori musulmani hanno chiesto l'abolizione della carne di maiale
in tutte le mense scolastiche di un sobborgo di Montreal.

Il sindaco di Dorval sobborgo di Montreal ha rifiutato, e ha  inviato
*una nota* a tutti i genitori con la spiegazione.

Ecco la nota:
"I musulmani devono capire che devono adattarsi al Canada e al Quebec,
ai suoi costumi, le sue tradizioni, al suo modo di vivere, perché è lì
che hanno scelto di emigrare.

Devono capire che devono integrarsi e imparare a vivere in Quebec.

Devono capire che devono essere  loro a cambiare il loro stile di
vita, non i canadesi che così generosamente li hanno accolti.

Devono capire che i canadesi non sono né razzisti né xenofobi, hanno
accettato molti immigrati musulmani prima (mentre il contrario non è
vero), in quanto gli Stati musulmani non accettano gli immigrati
non-musulmani.

Che non più di altre nazioni, i canadesi non sono disposti a
rinunciare alla loro identità, alla loro cultura.

E se il Canada è una terra di accoglienza, non è il sindaco di Dorval
che accoglie gli stranieri, ma il popolo canadese del Quebec-nel suo
complesso.

Infine, devono capire che in Canada (Quebec), con le sue radici
giudaico-cristiane, alberi di Natale, chiese e feste religiose, la
religione deve rimanere nella sfera privata.

Il comune di Dorval ha diritto di rifiutare ogni concessione all'Islam e Sharia.

Per i musulmani, che sono in disaccordo con la laicità e non si
sentono a loro agio in Canada, ci sono 57 bellissimi paesi musulmani
nel mondo, la maggior parte di loro sotto-popolati e pronti a
riceverli con le braccia aperte in conformità con la Sharia.

Se avete lasciato il vostro paese per il Canada, e non per altri paesi
musulmani, è perché avete  ritenuto che la vita è migliore in Canada
che altrove.

Ponetevi la domanda, solo una volta: "Perché è meglio vivere qui in
Canada, invece che nei vostri paesi? "

*Una mensa con carne di maiale* è parte della risposta."

*ESEMPLARE*
Sicurezza, a Milano e Roma domani scatta il giorno x

Terrorismo e violenze di piazza le minacce maggiori per la pubblica
sicurezza: città blindate e migliaia di uomini schierati per
intervenire

Ivan Francese - Ven, 24/03/2017 - 14:56
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Sabato 25 marzo. Segnatevi questa data, perché sarà il giorno più
critico per la gestione della pubblica sicurezza nel nostro Paese da
molto tempo a questa parte.


Allerta massima a Roma: stop ai camion in città
Roma difesa da 5mila agenti si ribella ai sei cortei
gallery
Controlli a tappeto contro i...

Senza voler fare inutili allarmismi, domani la macchina del Viminale
sarà impegnata su due fronti ad altissimo rischio per l'ordine
pubblico e la sicurezza. A Milano la visita di Papa Francesco, con
centinaia di migliaia di fedeli e pellegrini attesi all'ombra della
Madonnina; a Roma le celebrazioni del 60esimo anniversario dei
Trattati che istituirono la Comunità economica europea, con
manifestazioni nel mirino delle autorità di pubblica sicurezza.

Papa Francesco a Milano

A Milano la complessità della sfida sarà data innanzitutto dal numero
di tappe previste dalla visita papale: il Pontefice si recherà prima
alle case popolari di via Salomone, poi in piazza del Duomo. Quindi al
carcere di San Vittore, a Monza per la grande Messa all'aperto e
infine allo stadio di San Siro per l'incontro con i cresimandi.

Il Comune di Milano ha invitato i cittadini a non usare l'auto privata
per evitare di congestionare il traffico e ha attivato diverse Ztl in
corrispondenza delle zone attraversate dal corteo del Pontefice.
Chiuse anche alcune stazioni della metropolitana, mentre nelle vie più
vicine ai luoghi dei grandi appuntamenti papali sarà vietato
parcheggiare.

Sigillato sin da questa sera il parco di Monza: rimarrà chiuso per la
bonifica sino all'arrivo dei primi fedeli.

Paura a Roma per le manifestazioni

Se a Milano la situazione è di massima allerta, a Roma è, se
possibile, ancora più tesa.

La questura ha individuato una "zona verde", compresa fra via del
Tritone e via Nazionale, dove sono vietate le manifestazioni, e
un'altra "blu", intorno al Campidoglio, dove sono attesi i leader
della Ue. Diverse migliaia di uomini delle Forze dell'ordine, fra
polizia, carabinieri e guardia di finanza, saranno impegnati nel
servizio di ordine pubblico (guarda la gallery). Almeno un migliaio
gli uomini in borghese.

Il Viminale ha fatto sapere di aspettarsi almeno 30mila manifestanti,
fra cui 800 potenzialmente violenti. Contro questi ultimi, però, il
ministro dell'Interno Marco Minniti ha promesso "tolleranza zero".

Imponente anche l'apparato antiterrorismo. Sulla Capitale è stato
chiuso lo spazio aereo e sono state istituite zone a traffico limitato
dove è vietato l'accesso ai camion. I 40 varchi sono presidiati con
transenne e grate antisfondamento.

Roma, controlli a tappeto contro violenze e terrorismo
I CITTADINI GRECI SONO PIU’ POVERI DEI MIGRANTI CHE LI HANNO INVASI:
QUESTA E’ L’EUROPA CHE I PARASSITI PRETENDONO CHE ACCETTIAMO

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Da Atene. La capo infermiera si accende una sigaretta dietro l’altra,
torcendosi le mani coperte di tatuaggi. Ci prega di non rivelare il
suo nome: «Altrimenti mi licenziano», spiega.

C’è molto da raccontare, all’interno dell’ospizio per anziani più
grande di Atene, il Konsoleion. Dal 2007 il numero di infermieri è
stato ridotto di due terzi e l’ultimo medico di guardia se ne è andato
da tempo. Il personale che resiste, spiega la responsabile degli
infermieri, lavora senza ricevere lo stipendio da sette anni.

Nella Grecia prostrata dalla crisi economica, i servizi sociali di
base sono sempre meno efficaci e le fasce più deboli della popolazione
sono le prime a pagarne il prezzo. Il dottor Theodoros Ghiannaros, ex
direttore sanitario dell’ospedale Elpis, racconta al Giornale che
sempre più spesso i pazienti ricoverati nelle strutture pubbliche
devono portarsi da casa le siringhe, i guanti sterili per i medici e
perfino le coperte che gli ospedali non sono più in grado di
garantire.

Secondo l’European Center for disease prevention, il 10% dei pazienti
è a rischio di contrarre infezioni fatali all’interno degli ospedali.
Inoltre, al problema delle strutture fatiscenti e della mancanza di
presìdi di base, si aggiunge quello della mancanza di personale:
nell’ospedale Kratico Gennimatas di Atene, per citare uno dei casi più
eclatanti, il 40% degli organici è vacante. Il risultato di anni di
feroci politiche di austerità: dall’inizio della crisi la spesa
pubblica è precipitata dal 9,9% al 4,7% del Pil e quella per la sanità
è stata tagliata di quasi un terzo.

Sempre più persone, escluse dall’accesso ai servizi sanitari, si
rivolgono alle nuove cliniche gratuite per indigenti che spuntano come
funghi grazie all’instancabile lavoro di volontari e operatori
provenienti da tutta la Grecia e dal resto d’Europa.

Ma il collasso del sistema sanitario è solo una delle tante facce
della crisi greca. La repentina ritirata dello stato sociale,
flagellato dagli scudisci della Troika, ha gettato per strada un
numero in costante aumento di senzatetto. La percentuale di
popolazione in stato di povertà assoluta è schizzata dal 2% al 15% in
otto anni. Ad Atene, che pure rappresenta uno dei centri più ricchi
del Paese, dal 2010 a oggi il numero dei senza fissa dimora è
triplicato: in molti hanno perso la casa dopo essere stati licenziati
da una delle tante società pubbliche, costrette a feroci tagli fra gli
impiegati.

Un numero ancora maggiore stenta a trovare un lavoro stabile e va a
ingrossare le file dei tossicodipendenti: nei pressi del grande parco
di Pedion Areos la droga più consumata è la sisa, la cosiddetta «droga
della crisi». Un pericoloso mix di anfetamine e sostanze chimiche
ottenuto principalmente dall’acido delle batterie, reperibile a basso
costo e letale per la salute.

L’esercito di zombie che di giorno e di notte inala la sisa attraverso
piccole pipe di vetro è troppo debole anche per affollare le mense dei
poveri e si trascina ciondolando per le strade intorno a piazza
Omonia.

A pochi isolati di distanza, nei pressi della stazione della
metropolitana Viktoria, la Atene degli anni Duemiladieci svela
un’altra delle sue tante piaghe. Per rendersene conto bisogna
attendere le prime luci del crepuscolo, quando i giardinetti si
affollano di adolescenti stranieri provenienti dal campo profughi
installato all’ex aeroporto Hellinikon.

Minorenni che hanno lasciato la famiglia nel proprio Paese d’origine e
che ora si ritrovano bloccati in Grecia per effetto del regolamento di
Dublino III, che impone ai migranti di presentare la domanda d’asilo
nel primo Stato dell’Ue in cui si trovano a transitare. Così, dei
64mila attualmente bloccati nel Paese, alcuni tentano di fuoriuscire
dal limbo in cui si sono trovati rinchiusi loro malgrado nel modo più
atroce: vendendo il proprio corpo.

Non è raro, nei pressi di piazza Viktoria, osservare anziani uomini
greci che adescano ragazzini mediorientali forzandoli a rapporti
sessuali in cambio di pochi euro. Secondo l’assistente sociale Tassos
Smetopoulos, fra i pochissimi a occuparsene, il giro di prostituzione
minorile, che sopravvive indisturbato nell’inazione della polizia,
coinvolgerebbe ormai migliaia di persone.

La disperazione dei migranti, disposti a tutto pur di abbandonare la
Grecia e proseguire il proprio viaggio della speranza verso l’Europa
più ricca, alimenta un fiorente mercato nero di documenti falsi e
traffico di uomini, da cui non è immune nemmeno l’Italia. Secondo le
associazioni dei diritti umani attive nel Paese, alla periferia di
Patrasso sarebbero già centinaia i migranti che aspettano solo la
bella stagione per attraversare l’Adriatico e tentare la traversata
verso le coste pugliesi.

Nel frattempo, la vita nei campi profughi prosegue sempre uguale a se
stessa, immutabile nell’assurdità imposta dalle leggi comunitarie. Le
procedure per ottenere asilo politico possono richiedere anche un
anno, proprio in un Paese che già fatica a garantire i servizi di base
ai propri cittadini. Nel campo di Ritsona, in Eubea, ogni giorno i
volontari della locale chiesa ortodossa ritirano gli avanzi di cibo
per i poveri della zona. E a Salonicco sono i siriani stessi che
girano di quartiere in quartiere per portare il pranzo ai senzatetto
greci.
tramite -Maria Doss

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