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New in movimento dal web Bergamo, 70.000€ per il trasporto dei profughi: tagli di 1 milione per il trasporto degli italiani
Bergamo, 70.000€ per il trasporto dei profughi: tagli di 1 milione per
il trasporto degli italiani

di Fatto Web · 5 marzo 2017

BERGAMO – Ci raccontano che non ci sono i soldi per il trasporto
pubblico. Che è inevitabile tagliare le corse degli autobus, con il
risultato di rendere la vita impossibile ai cittadini che pagano le
tasse per quel servizio. Gli studenti vanno a piedi o sono costretti a
viaggi disagevoli e interminabili. I lavoratori anche. Per gli
immigrati invece i quattrini si trovano. Addirittura per un servizio
con autista attivo a ogni ora del giorno e della notte, fine settimana
compresi, su richiesta della prefettura.°°

Il paradosso è che il trasporto pubblico in provincia di Bergamo nel
2017 subirà un taglio di 1 milione e mezzo di euro. Si calcola che
mancheranno all’appello 750mila chilometri percorsi, dato che 500mila
euro di finanziamenti corrispondono all’incirca a 250mila chilometri.
Tratte cancellate, corse ridotte, disservizi imperanti, perché il
governo centralista a guida Pd ha deciso di ridurre i trasferimenti
agli enti locali.

Eppure per i richiedenti asilo la prefettura, dunque il governo, ecco
che magicamente riesce a recuperate le risorse e a stanziare 70mila
euro per il “servizio di trasporto dei migranti fino al 31 dicembre
2017”. In questo caso i disagi così frequenti per i comuni cittadini,
quelli che pagano le tasse, non sono contemplati. Per i presunti
profughi si prescrive che il “servizio possa essere espletato a
richiesta della prefettura in orari diurni, notturni e anche nei fine
settimana con un preavviso minimo”. Efficienza ai massimi livelli,
insomma. Quella che per i pendolari non è altro che un’irraggiungibile
chimera.
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t:---:Maria D

ECONOMIA, NEWS lunedì, 6, marzo, 2017

L’Unione europea ha chiesto all’Italia l’innalzamento delle aliquote
Iva, quella ordinaria dal 22% al 24% e quella agevolata dal 10% al
13%. La richiesta, arrivata al governo italiano il 22 febbraio scorso,
sarebbe volta allo spostamento del carico fiscale dal lavoro ai
consumi. Secondo i tecnici di Bruxelles una iniziativa di questo
genere permetterebbe al nostro Paese di abbattere ulteriormente
l’onere fiscale sul lavoro, favorendo di riflesso la lotta contro la
povertà e la disuguaglianza. Le continue sollecitazioni provenienti
dal Bruxelles sembrerebbero in realtà più orientate a ottenere
dall’Italia un miglioramento dei conti pubblici. Il debito pubblico
del Paese, infatti, cresce nonostante i pesanti sacrifici chiesti
dalla classe politica di volta in volta al governo. Dall’Ue c’è molta
preoccupazione per la macchina Italia costantemente ferma sulla corsia
d’emergenza: burocrazia stressante per imprese e cittadini, riforme
istituzionali che si inceppano periodicamente e settore lavoro ancora
alle prese con i vecchi problemi.

Per gli italiani una stangata da 8-10 miliardi di euro

La nuova stangata dell’Ue, stando a quanto riportato anche sulle
pagine di Libero, possono essere quantificate in una “botta da 8-10
miliardi di euro”, mascherata da operazione di redistribuzione di
reddito, che i contribuenti potrebbero vedersi “servita” con la
manovra di primavera. Sia chiaro, in assenza di una sforbiciata ai
conti pubblici l’Iva verrà in ogni caso innalzata nel 2018. “Il piano
che Bruxelles vuole fare ingoiare all’Italia ha varie opzioni”, si
legge ancora sul quotidiano. Gli sconti tributari (possibili grazie
all’incremento dell’Iva ) potrebbero toccare in alcuni casi solo i
lavoratori dipendenti “e non gli autonomi”. Il rapporto Ue, inoltre,
fa riferimento ai potenziali effetti positivi sull’occupazione.
Riferimenti che, come sempre, non vengono correlati di previsioni
concrete ma si basano su ipotesi che gli italiani hanno imparato a
conoscere nel corso dei decenni…

A chi conviene

I “vantaggi di un incremento delle aliquote Iva”, a detta degli
esperti dell’Unione europea, riguarderebbero principalmente i redditi
più bassi, quelli compresi tra i 600 e i 1282 euro:

Chi oggi ha un reddito da 660 euro godrebbe di un aumento annuo pari a
143 euro, appena 11 euro al mese

Calerebbe invece a 6 euro al mese il beneficio mensile per chi ha un
salario di 823 euro

Per gli italiani che hanno uno stipendio di 975 euro l’aumento Iva
dovrebbe portare un extra salario di 5 euro al mese

Chi ha un salario di 1130 euro vedrebbe il proprio reddito “schizzare”
(ironicamente) di ben 3 euro al mese

Nella previsione veniva indicato anche il reddito di 1282 euro che, a
dire il vero, è stato inserito esclusivamente per indicare i
lavoratori che da questa nuova stangata non percepiranno un solo
centesimo.

Il progetto dell’Ue risulta essere poco credibile

La “proposta dell’Ue”, è quasi inutile dirlo, non piace agli
imprenditori né, tanto meno, ai lavoratori italiani. “L’Italia –
denuncia il vicepresidente di Unimpresa, Claudio Pucci – deve
respingere la pretesa dell’Europa di aumentare l’Iva. A nostro
giudizio l’Italia non deve dar seguito a questa pretesa e respingerla
fortemente: si tratterebbe di un’altra stangata di tasse che
rischierebbe di massacrare la ripresa economica. Il progetto prevede
di utilizzare il maggior gettito derivante dall’incremento delle
aliquote Iva come risorse per crediti di imposta sui redditi più
bassi. Le stesse simulazioni della Commissione, però, mostrano come
gli stipendi avrebbero benefici assai contenuti a fronte di sicuri
aumenti dei prezzi che finirebbero col fiaccare i consumi e dunque di
mettere una zavorra alla crescita del Paese. Riteniamo pertanto
fondamentale che l’esecutivo guidato da Paolo Gentiloni non di seguito
a questa ennesima, assurda imposizione dell’Unione europea”.

Maria. D

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