mercoledì 17 agosto 2016

La signora dei ricci


Ferdinanda, a Morgano la signora dei ricci

Nel suo giardino di Morgano li accoglie feriti o ammalati per poi liberarli: «Li riporto alla vita» di Federica Giustiniani


17 agosto 2016




MORGANO. Gli ingredienti per comporre una favola moderna ci sono tutti: un bosco che sembra incantato, animali selvatici e domestici che hanno imparato a convivere meglio di come sappiano fare gli esseri umani e una donna che con loro, quasi come in una magia, ha imparato a comunicare.

Ferdinanda Salvini, 71 anni, vive a Morgano sulla riva del Sile con il marito Romeo, in una casa immersa nel verde in cui ospita piccoli animali feriti e in particolare ricci, tanto da guadagnarsi l'appellativo di "signora dei ricci". «Sono nata in campagna e ho sempre allevato di tutto e di più: ricci, gazze, ghiri, lepri, persino pipistrelli» racconta Ferdinanda, che vanta alcune collaborazioni con la Pro Loco di Morgano e con l'Oipa di Treviso.



La signora dei ricci. Ricci investiti da un'auto, bloccati dentro un pollaio, piccoli che pesano come un'unghia e trovati senza mamma: «Si tratta sempre di animali che hanno bisogno d'aiuto». Quando non è Ferdinanda a trovare loro, sono loro che trovano lei, che segue telefonicamente casi da tutta Italia, da Vicenza a Udine a Bologna. Ferdinanda racconta la vicenda di Quaresima, un riccio femmina proveniente da Villorba. «L'abbiamo trovata a Natale. Era malata e aveva la tosse». La signora dei ricci le ha salvato la vita: «L'ho tenuta in cucina per tutto l'inverno. Mangiava soltanto un quarto di uovo un giorno sì e uno no. Le ho dato vitamine e persino l'antibiotico. Quando è arrivata a pesare seicento grammi l'ho liberata».



Curati e liberati. Ad accomunare tutti gli animali che passano per la casa di Ferdinanda è il momento della liberazione: «Tutti vengono liberati in natura, anche perché se arrivano da me già adulti, non perdono la loro selvaticità». Ma se si tratta di cuccioli di riccio, prima della liberazione un iter dettagliato viene applicato come il più preciso dei protocolli: «Quando i ricci arrivano a pesare quaranta grammi, inizia lo svezzamento», durante il quale deve essere somministrato un latte specifico, anche di notte. «Quando superano i cento grammi, iniziano a mangiare lumache e lombrichi». Spiega Ferdinanda: «Si fa una cassetta con un piccolo prato, in modo che possano imparare a procacciarsi il cibo da soli». Più che di imparare, a volte, si tratta di rieducare: «Spesso arrivano ricci adulti che sono così sfiniti che non rizzano nemmeno più gli aculei: in questi casi bisogna trattarli come se fossero piccoli, e allora somministro loro omogeneizzati e integratori».



Giò la gazza. La maestra che ha insegnato a Ferdinanda l'arte di curare così bene gli animali si chiama esperienza. «Da piccola ho allevato una gazza e l'anno scorso ho ripetuto l'esperienza con un secondo esemplare, un piumino più piccolo di un mandarino trovato per terra. L'ho chiamata Giò e una volta rimessa in sesto l'ho liberata». Neppure gli animali salvati si dimenticano di lei. Giò la gazza, infatti, quando sente che è ora di pranzo, torna a fare capolino nel boschetto vicino a casa allontanando l'oca venticinquenne Apollo, costretta a fare buon viso a cattiva sorte.

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