domenica 25 ottobre 2015

VELENI: E & MERDA


ITALIA

Il bluff italiano: grano importato, soia ogm agli animali e pesticidi a go go

Antonio Lupo, Emilio Molinari

EDIZIONE DEL01.05.2015

PUBBLICATO30.4.2015, 19:53

Per Mat­teo Renzi l’Expo è la grande occa­sione per rilan­ciare l’economia ita­liana e l’eccellenza del made in Italy. Ma la grande occa­sione persa è di aver evi­tato ancora una volta di par­lare chia­ra­mente di cosa man­giamo. In Ita­lia non se ne ha grande con­sa­pe­vo­lezza, ma la mag­gior parte delle mate­rie prime usate nell’alimentazione non è pro­dotta in Ita­lia.
Ini­ziamo dal fru­mento, vale a dire pasta e pane, gli ali­menti quo­ti­diani degli ita­liani. L’Italia, che Renzi vuol dipin­gere come la regina del cibo d’eccellenza, importa il 65 per cento di grano tenero (per pane e pizza) e il 30 per cento di grano duro (per la pasta). Barilla, grande pro­mo­tore di Expo e del Pro­to­collo di Milano per l’alimentazione nel mondo, ammette sul suo sito di uti­liz­zare il 30 per cento di grano non ita­liano. Non ritiene neces­sa­rio indi­carlo sull’etichetta, ma assi­cura che si tratta di grano ottimo. Inol­tre, impor­tiamo il 20 per cento di mais e ben il 90 per cento di soia, usate in mas­sima parte per la zootecnia.

Il Sole 24 ore dell’11 aprile scorso rife­ri­sce di un dato poco cono­sciuto: l’industria man­gi­mi­stica euro­pea importa ogni anno 34 milioni di ton­nel­late di soia, al 90 per cento ogm. La carne, i pro­sciutti, il latte e i for­maggi arri­vano da ani­mali nutriti con man­gimi e soia ogm, tra que­sti pro­dotti eccel­lenti dell’export ita­liano, come il Par­mi­giano Reg­giano e il pro­sciutto crudo. Da decenni la soia ha sop­pian­tato l’erba medica e le legu­mi­nose come fonte pro­teica per l’alimentazione degli ani­mali, soprat­tutto negli alle­va­menti inten­sivi di carne e latte, dove gli ani­mali sono diven­tate mac­chine che arri­vano a pro­durre fino a 60 litri di latte al giorno.

La soia ogm, fatta ingur­gi­tare (insieme al mais) a que­sti ani­mali, pro­viene per oltre il 50 per cento da Argen­tina e Bra­sile, dove è col­ti­vata in enormi mono­cul­ture, irro­rate da aerei con pesti­cidi (alcuni proi­biti nella Ue), tra cui fon­da­men­tale è il Gli­fo­sate (Roun­dup Mon­santo), ven­duto insieme ai semi Ogm e clas­si­fi­cato dall’Agenzia inter­na­zio­nale per la ricerca sul can­cro dell’Oms (Iarc) come «pro­ba­bile can­ce­ro­geno per l’uomo». Il gli­fo­sato è l’erbicida più usato al mondo, non solo nell’agricoltura ogm ma anche nella nostra, dove si usa, ad esem­pio, come dis­sec­cante prima della rac­colta di cereali. È assai uti­liz­zato anche per usi civili, da pri­vati e ammi­ni­stra­zioni pub­bli­che, nei giar­dini e nei bordi delle strade. La Mon­santo ha chie­sto all’Oms di riti­rare il rap­porto Iarc, defi­nen­dolo «scienza spaz­za­tura», men­tre sono rima­ste zitte Bayer e Syn­genta, le mul­ti­na­zio­nali euro­pee che ne pro­du­cono e ven­dono in grandi quan­tità anche in Europa.

Biso­gna ricor­dare inol­tre che i pesti­cidi sono pre­senti nel 57 per cento delle acque super­fi­ciali euro­pee e nel 20 per cento delle falde. Il Rap­porto Ispra 2014 sui pesti­cidi nelle acque con­ferma un forte inqui­na­mento delle acque super­fi­ciali (57 per cento dei cam­pioni) e pro­fonde (31 per cento) in Ita­lia. Il che pone il pro­blema di cosa beviamo. Il gli­fo­sato è il più alto inqui­nante delle acque super­fi­ciali (54 per cento), ma è stato moni­to­rato solo in Lom­bar­dia. Inol­tre, nel 5 per cento dei cam­pioni di acque sot­ter­ra­nee, spe­cie nell’area padano-veneta, si trova ancora l’atrazina, proi­bita dal 1992.

Que­sta è l’acqua che si beve e si usa per i pro­dotti ali­men­tari. Dob­biamo evi­den­te­mente chie­derci cosa potrebbe esserci nell’acqua del rubi­netto e nelle acque in bot­ti­glia, come garan­tire con­trolli pub­blici tra­spa­renti ai cit­ta­dini e come è pos­si­bile fare agri­col­tura bio­lo­gica con una risorsa così avvelenata.

Dopo l’intreccio per­verso tra cibi ogm e con­ta­mi­nati da pesti­cidi can­ce­ro­geni, è bene accen­nare anche alle con­se­guenze che que­sto cibo indu­striale ha su un’altro slo­gan di Expo: «Ener­gia per la Vita». Gli studi di Via cam­pe­sina indi­cano che il 44–57 per cento di tutte le emis­sioni di gas serra pro­ven­gono dal sistema ali­men­tare glo­bale. La pro­du­zione indu­striale di cibo (in par­ti­co­lare gli alle­va­menti inten­sivi) è la prin­ci­pale respon­sa­bile del riscal­da­mento glo­bale. C’è un nesso inscin­di­bile tra cibo, acqua ed ener­gia, che è tempo venga assunto dai movi­menti negli obiet­tivi e nei fronti di lotta.

Ci sono ormai obbiet­tivi maturi posti dai movi­menti dell’acqua e dell’energia. Noi vogliamo evi­den­ziarne alcuni urgenti rela­tivi al cibo e farlo in occa­sione di Expo: vie­tare in Ita­lia l’import di man­gimi ogm; vie­tare l’uso del can­ce­ro­geno Gli­fo­sato in Ita­lia (come ha già deli­be­rato il Par­la­mento olan­dese, limi­ta­ta­mente agli usi civili); impe­dirne la riau­to­riz­za­zione in Europa (scade a fine 2015); moni­to­rarne la pre­senza nelle acque in tutte le Regioni, non solo in Lom­bar­dia; pre­ten­dere che i risto­ranti di Expo non usino pro­dotti Ogm, come deli­be­rato il 17 marzo 2015 dal Con­si­glio comu­nale di Milano, quindi uti­liz­zino solo pro­dotti vera­mente biologici.

Già 14 asso­cia­zioni ambien­ta­li­ste e dell’agricoltura bio­lo­gica hanno chie­sto al governo di proi­bire il Gli­fo­sato. Le potenti mul­ti­na­zio­nali dell’idro-agrobusiness, che stanno spin­gendo per l’approvazione del Ttip, cioè Mon­santo, Nestlè, Bayer, Syn­genta, sono deboli su que­sto ter­reno, non hanno alter­na­tive per cam­biare la zoo­tec­nia indu­striale, che è ogm e Glifosato-pesticida dipen­dente, oltre a uti­liz­zare e inqui­nare enormi quan­tità di acqua.

TRAMITE .Andrea

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